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“La mia
origine è esemplarmente provinciale. Il desiderio dell’arte si è svolto
nella quotidianità come gioco.
imponderabili della contemporaneità, gli unici rimasti”.
Nato a
Vergato, il suo “villaggio”, dove spesso ritorna nel suo “Tempio”, se ne
allontana, dopo le esperienze bolognesi e la prima importante mostra alla
Galleria San Fedele a Milano.
A Roma
continua il suo percorso artistico.
“tableau
vivant” delicati, leggeri, giocosi, infantilmente perversi.
Poi
l’India.
“È il mio
altrove. O almeno lo è stato fini all’avvento di Internet: era l’esempio di
una civiltà contemporanea con una diversa dimensione di vita e di pensiero.
Ora non più.”
Si
presente come un artista estraneo alla sua generazione.
Non è
esattamente cosi. Il fatto è che Ontani, in tante cose, precede la sua
generazione, per questo resta sempre in disparte e nessun critico o storico
dell’arte è riuscito a circoscrivere e a definire.
La
pittura, la scultura, ceramica, vetri, mosaici ed arti applicate diventano i
luoghi dove esercitare la sua creatività e il suo pensiero artistico.
Ha fatto
coincidere arte e vita, trasformando il suo viso, le sue fattezze e il suo
corpo in un oggetto artistico, creando una forma di finzione che allude
continuamente al reale senza però mai coincidere con la realtà. Ontani
appare immobile nelle sue fotografie, in realtà è un’immobilità apparente.
C’è
qualcosa che vibra, una forma di instabilità.
“La mia
arte è più seduzione che sentimento”.
Ontani
esibisce una doppia dimensione, ironica e seria, scanzonata e terribile,
spontanea e insieme manierata: la sua vera vocazione sarà quella di essere
Narciso o piuttosto di assomigliare allo specchio che riflette Narciso?”
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